Proposta Vini 2019: le (belle) novità del catalogo e l’idea di “Vigneto Europa”


LAZISE – Ha gli occhi azzurri che brillano Gianpaolo Girardi, classe 1955, mentre racconta a WineMag come ha costruito, in oltre 30 anni di attività, il catalogo di Proposta Vini. Una delle distribuzioni di vino più accreditate d’Italia, per la capacità di rappresentare senza slogan e inutili guaiti gli interessi commerciali dei piccoli produttori, non solo italiani.

Trecentocinquanta vignaioli e oltre 3 mila etichette, per un giro stimabile in 2 milioni di bottiglie annue. Focus sull’Italia, con circa 800 varietà rappresentate. Grande spazio agli autoctoni dimenticati e alle realtà, spesso famigliari, che lottano per la conservazione della biodiversità.

Per il futuro, il progetto di trasformare definitivamente il catalogo in una rappresentazione del “Vigneto Europa“. Fatto di “vini buoni” ed “etici”, indipendentemente dalla loro provenienza. Perché le mani dei contadini, in fondo, hanno le stesse pennellate di terra tra le pieghe. Che si tratti dell’Etna o dell’areale più ameno lungo il Danubio.

L’intervista in occasione della presentazione del catalogo 2019 di Proposta Vini, in scena domenica 20 e lunedì 21 all’Hotel Parchi del Garda di Lazise.

Gianpaolo Girardi, da anni il catalogo di Proposta Vini pare andare incontro ai vignaioli veri, indipendentemente dalle sterili diatribe tra filosofie produttive. E’ la prova che al consumatore interessa semplicemente “bere bene”, al di là degli slogan?

Nel nostro catalogo, ormai da 5 anni, figurano aziende che si riconoscono nel movimento dei “vini naturali”, come la spagnola Recoaro. Noi non prendiamo una posizione su questi temi. Segnaliamo però i vini prodotti con metodi “naturali” o “biodinamici”, con un marchio che li identifica quali “interpretazioni”. Nessuno oggi può dare una definizione precisa e nitida di queste filosofie produttive.

Il rispetto della biodiversità e dell’ambiente dove opera il vignaiolo sono dunque il futuro?

Il consumatore, negli ultimi anni, ha finalmente assunto una maggiore consapevolezza di quello che assume, mangiando e bevendo. Mangiare e bere cose nocive è incomprensibile. La salubrità dei prodotti è al primo posto della nostra ricerca. Ma non basta.

E’ in corso una guerra mortale tra l’industria e i produttori artigianali, che considerano prioritario non avvelenare l’ambiente prima come uomini che come produttori di reddito attraverso i frutti della terra. Chiaramente queste convinzioni richiedono una mole di lavoro fisico maggiore.

E mi fa piacere che questo mondo si divida in due. Per noi il vero ambasciatore del terroir è il piccolo vignaiolo, che dà sostanza a tutti i processi di trasformazione dell’uva, fino al calice.

Come avviene la selezione di Proposta Vini?

La nostra selezione è curata interamente da Italo Maffei, che da una decina di anni si muove sul territorio. La nostra azienda consta di 30 impiegati che curano la parte amministrativa, con la supervisione di mio figlio, subentrato da poco. La rete commerciale è costituita da un centinaio di agenti.

Per quanto riguarda nello specifico la scelta dei vini, Italo Maffei opera in totale autonomia, senza alcuna preclusione ma sulla base di un percorso e di una filosofia aziendale che lui condivide. La selezione non è minimamente condizionata dai giudizi delle guide internazionali o nazionali.

A noi interessa scegliere dei prodotti, non solo italiani, che sul tavolo di qualsiasi ristorante e albergo possano essere ricondotti ad unico posto, alla realtà da cui provengono, piccola o grande. Devono evocare un mondo che non è solo geologico, fisico, ma soprattutto culturale e paesaggistico.

Siamo affascinati dai terrazzamenti, dalle isole minori, dalla viticoltura cosiddetta “eroica”, dal lavoro ciclopico fatto nei millenni da generazioni di famiglie di produttori. Chiaro che per noi il vino debba poi avere una qualità di base che riscontriamo nella bevibilità e nell’eleganza.

Noi italiani dovremmo imparare ad essere un po’ più fieri delle diversità, al posto di cercare la standardizzazione e l’omologazione per compiacere il cosiddetto “gusto internazionale”. Questo richiede un grandissimo impegno da parte di tutti gli attori coinvolti nel mondo del vino.

Qual è la sua più grande soddisfazione in oltre 30 anni di attività nel mondo del vino?

La mia idea iniziale, oggi ancora validissima, non era commerciale. Arrivo da una generazione di sognatori. Quando ho iniziato non l’ho fatto per necessità o per tradizione di famiglia. Neppure per passione. L’ho fatto per fare il mio contributo. Avvertivo che questo mondo millenario, pregno di cultura – e parlo della cultura contadina, che ha attraversato i secoli rimanendo sostanzialmente intatta – stava andando perduto.

Le cose mi sono andate sempre bene. E adesso, se devo essere onesto, questi discorsi mi vergogno un po’ a farli. Oggi tutti si riempiono la bocca di paroloni, parlano di “salvaguardia”, di “biodiversità”, di “cultura”. Temi che sentivo cari già 30 anni fa, quando l’avventura di Proposta Vini era agli albori.

Oggi possiamo contare su uno staff formidabile, che condivide questo progetto e le sue finalità. Siamo una forza, tutti assieme. E la cosa che mi rende ancora più soddisfatto è che, fino a poco tempo fa, non c’è stata nessuna programmazione. E’ venuto tutto da sé, come frutto della condivisione degli stessi ideali.

Progetti futuri, novità?

Abbiamo un progetto molto ambizioso. Riuscire a trasmettere a un esercente, a un ristoratore, a un consumatore qualsiasi un’idea europea. Considerando il mondo del vino fuori dai nazionalismi. Non ci possono essere confini tra un contadino della Valle del Douro e dei Campi Flegrei, del Collio o del Logroño.

E’ stessa cultura, fatta di lavoro duro. Noi vorremmo che una persona bevesse un vino italiano, spagnolo, francese o turco senza pregiudizi di sorta, di nessun genere. Poi, chiaramente, ognuno avrà i propri gusti e il proprio giudizio. Lavoreremo dunque per un’apertura culturale, perché il futuro è quello.


I MIGLIORI ASSAGGI, TRA LE NOVITA’ DEL CATALOGO 2019

  • Gualdo del Re (Toscana)
    Interessante il Costa Toscana Igt Vermentino 2017 “Valentina”, al contempo largo e verticale, ampio e slanciato. Un vino gastronomico, con cui dilettarsi a tavola per la buona struttura.
  • Corte dei Venti (Toscana)
    Bella interpretazione del Sangiovese, con la punta di diamante del Brunello Riserva 2012 da vigne vecchie. Una linea che punta tutto sull’eleganza piuttosto che sulla potenza.
  • Sassotondo (Toscana)
    Vecchia conoscenza dei lettori di WineMag, già segnalata nella nostra lista dei “Migliori 100 vini 2018” per il cru di Ciliegiolo, vendemmia 2013. In evidenza anche il Bianco di Pitigliano 2017 “Isolina”, da dimenticare in cantina per valutarne l’evoluzione, tale da poter ricordare (per certi versi) quella del Timorasso. Ottimo anche “Poggio Pinzo” 2017, altro Ciliegiolo, affinato in terracotta: frutto in evidenza, senza rinunciare a un’ottima struttura.
  • Estasi (Puglia)
    Convincente la prova del Moscato di Trani in versione “Passito Liberty”, vendemmia 2013. Naso intrigante, dolce (miele) e al contempo speziato, con sentori netti di zenzero e cumino. Gran gastronomicità, che consente di giocare con abbinamenti a tutto pasto.

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